Idratazione e disfagia: quando l’acqua si può bere liberamente e quando serve l’acqua gel

Dottor Stefano Marino

Medico, direttore sanitario di RSA

L’acqua è uno degli elementi più semplici e importanti per la salute: aiuta a regolare la temperatura corporea, favorisce il funzionamento dei reni, sostiene la pressione arteriosa, contribuisce alla regolarità intestinale e al benessere generale. Nelle persone anziane, soprattutto nei periodi caldi o in presenza di fragilità, bere poco può favorire disidratazione, sonnolenza, confusione, stipsi, infezioni urinarie e peggioramento delle condizioni generali. Questo articolo nasce da un progetto di formazione aziendale, da me curato, rivolto al personale OSS e ausiliario in RSA, il cui messaggio centrale è: idratare è importante, ma bisogna farlo in sicurezza, distinguendo chi può bere acqua liquida e chi invece necessita di acqua gel o liquidi addensati.  

Perché l’idratazione è così importante

Bere a sufficienza aiuta l’organismo a funzionare meglio. Nella persona anziana, però, lo stimolo della sete può essere ridotto, alcune malattie possono limitare l’autonomia e alcuni farmaci possono aumentare il rischio di disidratazione. Per questo non bisogna aspettare sempre che la persona chieda da bere: spesso è utile proporre piccole quantità più volte durante la giornata, osservando il livello di vigilanza, la collaborazione e la sicurezza della deglutizione. Le linee guida ESPEN sulla nutrizione e idratazione in geriatria sottolineano che malnutrizione e disidratazione sono problemi frequenti nell’anziano e richiedono attenzione attiva, soprattutto nei soggetti fragili.  

Che cos’è la disfagia

La disfagia è la difficoltà a deglutire correttamente cibi, liquidi o farmaci. Può comparire dopo un ictus, nelle malattie neurologiche come Parkinson o demenza, in condizioni di grande fragilità, dopo interventi al distretto testa-collo, oppure in persone molto debilitate. Il problema non è solo “fare fatica a mandare giù”: quando la deglutizione non è sicura, acqua o cibo possono andare “di traverso” e raggiungere le vie respiratorie, aumentando il rischio di tosse, soffocamento, infezioni respiratorie e polmonite ab ingestis. Documenti clinici italiani sulla gestione della disfagia riportano tra i segnali tipici tosse, soffocamento, voce gorgogliante, residui di cibo in bocca e difficoltà nell’iniziare la deglutizione.  

Chi può bere acqua liberamente

In generale, può bere acqua liquida chi è vigile, collaborante, mantiene una postura adeguata e deglutisce senza segni di difficoltà. In pratica, la persona dovrebbe riuscire a stare seduta o semi-seduta, controllare bene il capo, bere a piccoli sorsi e non presentare tosse, voce “bagnata” o gorgogliante dopo aver bevuto.

L’acqua liquida è indicata quando la deglutizione è sicura. Questo significa che, durante e dopo l’assunzione, la persona non tossisce, non si affanna, non cambia voce, non trattiene liquido in bocca, non si stanca in modo evidente e non mostra segni di disagio respiratorio. Anche chi beve normalmente deve comunque essere aiutato con buon senso: bicchiere adatto, piccoli sorsi, calma, niente fretta e posizione corretta.

Chi invece dovrebbe usare acqua gel o liquidi addensati

L’acqua gel o i liquidi addensati sono indicati quando l’acqua liquida non viene deglutita in sicurezza. Questo riguarda soprattutto persone con disfagia nota, sospetta o già valutata da medico, logopedista o team sanitario. I liquidi molto fluidi, come l’acqua naturale, scorrono rapidamente e possono essere più difficili da controllare per chi ha un riflesso della deglutizione rallentato o una ridotta protezione delle vie respiratorie. In questi casi, aumentare la consistenza del liquido può renderlo più controllabile durante la deglutizione. Il sistema IDDSI classifica bevande e alimenti modificati in diversi livelli di consistenza, per usare un linguaggio comune e ridurre gli errori.  

L’acqua gel non deve essere vista come una “limitazione”, ma come uno strumento di sicurezza quando bere acqua normale espone la persona al rischio di aspirazione. È particolarmente utile quando la persona tossisce con l’acqua, ha voce umida dopo aver bevuto, presenta episodi di soffocamento, infezioni respiratorie ricorrenti, importante debolezza, sonnolenza o difficoltà a coordinare respiro e deglutizione. La scelta della consistenza, però, non dovrebbe essere improvvisata: deve seguire le indicazioni del medico, del logopedista o del professionista che ha valutato la deglutizione. Anche materiali informativi per pazienti del NHS ricordano che le bevande vanno addensate alla consistenza raccomandata dal professionista di riferimento.  

Acqua gel: come usarla in modo pratico

L’acqua gel va somministrata con calma, preferibilmente con la persona ben sveglia e seduta. La postura è fondamentale: tronco il più possibile eretto, piedi appoggiati, capo stabile e ambiente tranquillo. Nei casi di disfagia importante, spesso è meglio procedere con piccole quantità al cucchiaio, attendendo che ogni boccone venga deglutito prima di offrire il successivo.

Non bisogna forzare. Se la persona è molto sonnolenta, non collabora, tossisce, trattiene il gel in bocca, respira male o appare affaticata, è prudente sospendere e avvisare il personale sanitario. L’obiettivo non è “far bere a tutti i costi”, ma idratare senza mettere a rischio le vie respiratorie.

I segnali di disidratazione da osservare

Alcuni campanelli d’allarme sono bocca e labbra asciutte, urine scarse o molto scure, sonnolenza insolita, peggioramento della confusione, debolezza, capogiri, stipsi o calo della pressione. Nell’anziano fragile questi segnali possono essere sfumati e non sempre la sete è presente. Per questo è utile controllare non solo “quanto beve”, ma anche come sta complessivamente.

Un punto importante: anche chi usa acqua gel può disidratarsi se ne assume poca. I liquidi addensati, infatti, possono essere meno graditi e talvolta vengono bevuti in quantità inferiori. Alcune revisioni scientifiche hanno evidenziato che i liquidi addensati possono ridurre alcuni episodi di aspirazione, ma non ci sono prove definitive che da soli riducano mortalità o polmonite; inoltre possono avere un peso sulla qualità di vita e sull’assunzione complessiva di liquidi.  

Quando fermarsi e chiedere aiuto

Durante l’assunzione di acqua o acqua gel bisogna fermarsi se compaiono tosse persistente, voce umida o gorgogliante, affanno, desaturazione se monitorata, difficoltà a gestire il bolo in bocca, colorito alterato, agitazione improvvisa o peggioramento dello stato di coscienza. In questi casi è meglio sospendere l’assunzione e avvisare il medico, il personale infermieristico o il caregiver formato.

Va chiesto aiuto anche se una persona che prima beveva normalmente inizia a tossire spesso con i liquidi, impiega molto tempo a bere, perde liquido dalla bocca, ha febbricola o infezioni respiratorie ricorrenti, oppure presenta un peggioramento neurologico o cognitivo. La disfagia può comparire o peggiorare nel tempo e merita una valutazione specifica.

Messaggio finale per familiari e caregiver

Non tutti gli anziani devono bere acqua gel. Chi è vigile, collaborante, seduto correttamente e deglutisce senza problemi può bere acqua liquida, meglio se offerta spesso e in piccole quantità. L’acqua gel serve invece quando l’acqua normale non è sicura, soprattutto in presenza di disfagia nota o sospetta.

La regola pratica è semplice: idratare sì, ma osservando. Bere deve essere un gesto sicuro, tranquillo e rispettoso dei tempi della persona. In caso di dubbi, tosse, voce umida, soffocamento o sonnolenza marcata, non bisogna insistere: è meglio fermarsi e chiedere una valutazione sanitaria.

Bibliografia essenziale:

  1. Volkert D, et al. ESPEN practical guideline: Clinical nutrition and hydration in geriatrics. Clinical Nutrition, 2022.  

  2. IDDSI. The IDDSI Framework e IDDSI Testing Methods. Standard internazionale per descrivere consistenze di alimenti e bevande nella disfagia.  

  3. Milton Keynes University Hospital NHS. Thickened Drinks – patient information leaflet.  

  4. Hansen T, et al. Second update of a systematic review and evidence-based recommendations on texture modified foods and thickened liquids for adults with oropharyngeal dysphagia. Clinical Nutrition ESPEN, 2022.  

  5. Steele SJ, et al. Treatment burden associated with the intake of thickened fluids. Breathe, 2021.  

  6. AUSL Parma. Disfagia: documento di indirizzo per la gestione del paziente disfagico, 2017.